Clipperton

posted on 29/02/2012 at 00:00

Partenza ore 9: salpiamo da Cabo San Lucas,Baja California,Messico,rotta Sud,destinazione: Isola di Clipperton. La nostra casa, per 18 giorni, sarà una robusta e molto ben atrezzata barca di 35mt,la “Nautilus Explorer”. Siamo in 24, da 5 Paesi diversi, più l’esperto equipaggio di 10 persone.
La nostra comune passione: il mare, le immersioni e la curiosità per un’isola sperduta in mezzo all’Oceano Pacifico, lontana dalle rotte commerciali, visitata solo, e solo talvolta, da barche di pescatori di tonni o di squali, le quali non di rado infrangono il “fragile” divieto di pescare entro le 200 miglia dall’isola.


Una volta l’anno è ‘questa l’unica possibilità, per i non scienziati, di raggiungere questa isola lontana.
Prima tappa le isole San Benedicto e Socorro, nell’arcipelago Revillagigedo, area marina protetta ma, ahimè, anche questa molto minacciata dalla pesca illegale; da Cabo San Lucas dista circa 250 miglia, che percorriamo in 24 ore. Riprendiamo a navigare dopo 2 imersioni, direzione Clipperton.
La avvistiamo all’alba del terzo giorno, dopo 60 ore di navigazione tranquilla e oltre 500 miglia percorse.Centinaia di sule ci danno il benvenuto e ci accompagneranno per tutta la nostra permanenza. Clipperton appare come una ciambella di circa due km di diametro in mezzo al mare infinito, una stretta fettuccia che emerge, disposta a cerchio e con un ampio lago centrale. L’atollo è protetto tutt’intorno dalla barriera corallina, senza interruzioni apparenti: le onde vi si infrangono, ed il vento che soffia gagliardo polverizza e disperde gli spruzzi. Uno scenario davvero affascinante.
L’isola in sé è piuttosto desolata e in qualche modo inquietante: un ciuffo di palme da cocco, due piccoli relitti di imbarcazioni di ferro, semisepolti dalla sabbia e corrosi dalla salsedine; qualche altra palma, distribuita qua e là in ordine sparso, e uno sperone di roccia vulcanica completano la cornice.
Vorremmo sbarcare sull’isola, ma le cattive condizioni del mare ce lo impediscono. Attenderemo ben tre giorni per realizzare questo desiderio. Nel frattempo 3-4 immersioni quotidiane, in vari punti lungo il perimetro dell’isola. L’acqua è calda e i bei fondali sono ricchi di vita (squali,delfini,cernie,carangidi,murene…..), ma relativamente poveri di specie. Finalmente arriva il gran giorno: il vento e il mare si quietano e ci sono le condizioni per scendere sull’isola in sicurezza. Accurato briefing prima di salire sui gommoni: scarpe adatte, cappello indispensabile, abiti leggeri, acqua, crema protettiva e…vietato fare foto sull’isola!!! Questo divieto,severo,viene direttamente dal Governo francese, adducendo”interessi strategici”che, francamente, fatichiamo a comprendere con la minuscola isola davanti agli occhi e avendo trovato sue foto dappertutto nel web!!! Qualche comprensibile piccolo malumore viene presto superato e partiamo. Arriviamo nella piccola laguna passando attraverso una strettissima “pass”,un varco nel reef corallino che circonda l’isola e sul quale vanno ad infrangersi le onde. Scendiamo dal gommone e percorriamo qualche decina di metri camminando nell’acqua,fino ad arrivare alla stretta spiaggia. Il primo impatto è forte:un tratto ripido, con poca sabbia, tanto corallo ridotto in piccoli pezzi calcinati dal sole, bianchissimi,qualche vecchio pezzo di legno o di bambù e plastica, plastica ovunque, sotto forma di vecchie boette da pesca, cassette, bottiglie, scarpe, qualsiasi cosa possa galleggiare. Il mare ha portato lì ad arenarsi tutti questi oggetti, che ora sono diventati parte del paesaggio e ci indicano la linea superiore della marea. E la nostra disattenzione per la natura. Passato questo iniziale dislivello ci troviamo nella parte piatta e asciutta di Clipperton. Sule ovunque, poco spaventate dalla nostra presenza, al nostro passaggio si allontanano di qualche metro, protestando. Vediamo contemporaneamente adulti, giovani, pulcini e qualche sula in cova. Il piano su cui camminiamo è duro,compatto,quasi liscio,biancastro, un mix di detriti corallini e guano dall’odore terribilmente penetrante. In alcuni tratti il terreno improvvisamente cede mentre camminiamo: scopriamo che è scavato in lunghe gallerie, appena sotto la superficie, dall’altra specie che popola abbondante l’isola, i granchi.
Ad una prima occhiata quasi non si vedono, ma basta guardare sotto qualsiasi superficie che faccia un po’ d’ombra e ne scopriamo a decine, di un bel colore rosso-arancio, grandi quanto un pugno di bambino, ammassati uno sull’altro, per nulla timorosi, se non del sole e del caldo feroci. Carcasse di sule ben ripulite ci indicano una delle loro fonti di cibo, ma ne troviamo anche arrampicati su noci di cocco da poco germogliate, intenti a mangiarsi le foglie.
La curiosità mi spinge ad andare in riva al lago interno all’atollo.L’acqua è piuttosto limpida e calda. L’assaggio: è salmastra. Bolle di gas salgono dal fondo, ricoperto da una specie di muschio verde. Altre alghe filamentose arrivano in superficie e crescono in orizzontale. La bella immagine mi ricorda molto quella di un nostro stagno.
A poca distanza dal lago,un movimento improvviso:una piccola e rara lucertola,nera e lucida, vicinissima. Ci guarda curiosa qualche secondo,poi scompare nel terreno.Ricordo con intensa simpatia i funzionari che ci hanno vietato le foto…. Torniamo a camminare verso l’unico punto veramente ricco di palme da cocco, un centinaio di piante. Troviamo i resti dell’ultimo(e unico) tentativo di sfruttare il guano e di abitare sull’isola, finito tragicamente agli inizi del secolo scorso. Da allora solo qualche spedizione scientifica e il tentativo Americano, finito subito, di fare di Clipperton una base militare nel ’44.
Qualche spianata di cemento semidistrutta, barre metalliche contorte, un motore completamente arrugginito, un grande argano divelto e rovesciato, una buca con le pareti foderate di metallo, forse per bruciare rifiuti, tutto abbandonato e ricoperto da una specie di bassa edera,che troviamo solo qui, forse per la presenza di un po’ d’ombra.
Questo è l’unico angolo dell’isola in cui non troviamo le sule a terra.Ne vediamo qualcuna sulle palme, ma soprattutto siamo colpiti dalla presenza di una ventina di fregate,sulle piante più esterne del gruppo. Poco più avanti una piccola stele ben costruita ci ricorda il passaggio di una nave da guerra, qualche anno orsono, a riaffermare la sovranità Francese su Clipperton.
Dobbiamo però rientrare, il tempo si sta nuovamente guastando e potrebbe essere difficile tornare sul Nautilus! Cammino verso il gommone pensando a quando,quasi cinquant’anni fa, da bambino curioso del mare avevo visto su un vecchio planisfero quel puntino dallo strano nome….

Chicco Maggioni


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RevyTelsalill

wrote (09/12/2012 at 19:47):

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ele

wrote (28/12/2014 at 14:49):

Come ti caspisco! Caro chicco, papĂ  mi raccontava di terre lontane, di popoli "strani", di animali terrestri e non .... avevo forse solo 12 anni, abbastanza per sognare, e quando x la prima volta , dopo 20 anni feci il primo viagggio importante (alle Seichelles) .... la natura "tutta" mi travolse per sempre!